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Dalla parte dei Cinque

FUL_logoLa storia della fiat di Marchionne è stata costruita sulla negazione dei diritti acquisiti, su condizioni di vita e di lavoro deteriorate da una metrica del lavoro di sfruttamento disumano, dalla sistematica cancellazione dell’azione sindacale piu’ coerente e conflittuale.

Ma la storia recente è anche quella di un padronato coccolato e protetto dai Governi e dalle istituzioni che non lesinano aiuti tramite ammortizzatori sociali anche se la politica industriale del gruppo è quella di delocalizzare la produzione.

Nel 2007 venne chiuso per mesi lo stabilimento di Pomigliano e fu allora che venne costruito un cen­tro lo­gi­sti­co a No­la ben presto diventato un reparto dove confinare iscritti ai sindacati di base, gli operai piu’ riluttanti a subire lo sfruttamento padronale. Emar­gi­na­zio­ne, cas­sa in­te­gra­zio­ne a ze­ro ore, ritmi insostenibili sono la causa di malattie professionali, suicidi e forme di autolesionismo tra gli operai, disperazione, rabbia e paura che ci riportano indietro ai primi anni ottanta quando ben 150 operai fiat si sono suicidati dopo la cassa integrazione.

In questi anni ogni presenza scomoda negli stabilimenti ex Fiat è stata rimossa con la compiacente giustizia borghese Il 20 mag­gio 2014, dopo il suicidio di una operaia attivista sindacale, al­cu­ni ope­rai inscenarono una protest eclatante simulando un finto suicidio davanti allo stabilimento. Il suicidato era l’amministratore delegato Marchionne e al collo del manichino che lo raffigurava fu appeso un cartello con sopra scritto “mi am­maz­zo, per­do­na­te­mi per tut­ti que­gli ope­rai che si so­no sui­ci­da­ti”.

La fiat individua i 5 promotori della protesta, promossa dal comitato dei cassaintegrati e li licenzia. Negli anni successivi il ricorso degli operai contro il licenziamento viene respinto dalla magistratura del lavoro che ritiene la fedeltà alla azienda un obbligo da rispettare 24 ore al giorno, dentro e fuori gli ambienti di lavoro.

Gli operai da anni sono senza reddito e vivono precariamente, le loro vite sono state stravolte da una Giustizia ingiusta che nega il diritto al dissenso, anzi lo colpevolizza giudicandolo motivo sufficiente per il licenziamento.

Pensiamo che questa sentenza faccia da giurisprudenza nel senso di affermare la fine di ogni diritto al dissenso e costruendo le basi per la dittatura dei padroni sui lavoratori.

Noi siamo dalla parte dei 5 e sosteniamo la loro lotta, pensiamo che ciascun democratico dovrebbe farla propria e non lasciare soli questi operai.

Noi siamo dalla parte dei 5 per la libertà di critica, di satira ed espressione e contro la pretesa dei padroni di riscrivere la storia e i codici a loro uso e consumo.

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