Consumismo e Sfruttamento dei Lavoratori: come il Capitalismo ridisegna i nostri tempi.

FUL_logo“Ci sono sempre stati lavoratori che hanno lavorato nei giorni festivi. Solitamente si trattava di lavoratori dei servizi essenziali (sanità, trasporti, sicurezza etc.) o del settore ricreativo (ristoranti, alberghi) perchè lo spirito delle feste era quello del riposo e del soddisfacimento di bisogni culturali, sociali e spirituali. Era comunque garantito lo stesso diritto a chi, per le funzioni di cui sopra, era costretto a lavorare nei canonici giorni festivi: non solo, erano previsti trattamenti economici straordinari. Se è impossibile (almeno in questa società) pensare di fermare completamente e contemporaneamente tutte le attività, quantomeno ci si poneva l’obbiettivo di ridurre perchè, per un momento, la priorità non era la produzione o il consumo, ma altro, il riposo e la ricreazione: si curavano i bisogni della mente e dello spirito, anche laicamente e ateisticamente parlando.

La visita al museo, un pomeriggio al cinema o a teatro, una giornata in campagna o al mare, una passeggiata, una gara in bicicletta, la corsa, una partita di calcio. Quando vedo i negozi aperti nei giorni vestiti, supermercati, negozi di vestiti, di suppellettili, di mobili, penso e rifletto; poi analizzo, o almeno ci provo, recupero dati e mi chiedo: in quale categoria dobbiamo mettere lo shopping? E’ un servizio essenziale come garantire l’apertura di un ospedale e del pronto soccorso? Va a soddisfare un profondo bisogno spirituale, culturale e sociale?

Nella società capitalistica, con il suo edonismo spinto al massimo, si dirà che ognuno soddisfa i propri bisogni individuali come meglio crede e se questo significa fare shopping bene venga lo sfruttamento dei lavoratori del commercio. Perchè di sfruttamento si tratta: andate a vedere un pò le paghe dei commessi e addetti del settore, i contratti, o i non contratti, di lavoro, e poi ne parliamo.

Ma non è soltanto questo il punto: il capitalismo, privo di ogni seria opposizione sociale e culturale organizzata, ha riorganizzato le nostre vite, i nostri tempi e i nostri spazi; come conseguenza dell’imposizione dei suoi modelli e dei suoi valori, ci indica i nostri nuovi bisogni “culturali”, tutti essenzialmente riconducibili ad uno solo: il consumo materiale.  Così il tempo del riposo e della ricreazione diventa il tempo del consumo edonistico con il suo corollario di sfruttamento e generazione di profitto.

Non sarà una scelta individuale a far invertire la rotta al capitalismo che nella riorganizzazione del nostro riposo ha trovato un nuovo modo per incrementare profitti e sfruttamento: solo l’organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici e la lotta per un sistema sociale diverso fondato sull’economica socialista potranno garantire a tutti non solo il soddisfacimento dei propri bisogni materiali ma anche e soprattutto la piena espressione del proprio essere cultura, sociale e spirituale.”

Barbara Mangiapane

FUL Toscana